mercoledì 11 aprile 2007

10 aprile 2007

NASCE "BOLOGNA FORMIDABILE", CENTRO D'INIZIATIVA POLITICA

Premessa

Bologna è stata la città in cui formidabili laboratori, avviati da capaci amministrazioni, hanno prodotto per decenni innovazioni politiche, amministrative ed istituzionali. Il più evidente risultato di questa stagione di buone amministrazioni è stato di garantire ai bolognesi un alto standard economico e sociale ed una buona qualità della vita. Queste capacità di dare luogo a trasformazioni si sono consolidate fino a diventare un sistema articolato di governo locale, ben radicato nella società. Dall’urbanistica al decentramento amministrativo, dalla gestione dei servizi di pubblica utilità al welfare e alle politiche per l’inclusione sociale, dalla pianificazione delle infrastrutture alle diverse forme di promozione per lo sviluppo dell’economia locale, Bologna ha lasciato un segno. Questo segno, negli ultimi anni, è stato appannato dalla concezione falsamente liberistica affermata dalla precedente amministrazione di centrodestra. Proprio per questo oggi servirebbe, da parte del governo della città, uno slancio straordinario per affrontare il futuro di Bologna. Invece noi riteniamo che Bologna stia imboccando la via del ripiegamento su sé stessa e che manchi del tutto lo slancio indispensabile. Inoltre, non siamo d’accordo con l’idea di "sparigliare" col passato, perché dimenticare il passato è in generale poco saggio, e sarebbe invece importante fare tesoro delle migliori esperienze. E ci dispiace vedere più attenzione a prendere le distanze col passato che non a lavorare per costruire il futuro. Le coalizioni politiche che si sono aggregate attorno al centrosinistra, negli ultimi anni, sia sul piano nazionale che su quello locale, hanno saputo riguadagnare la fiducia degli elettori. Questo risultato non va attribuito solo alle capacità positive manifestate dall’Ulivo e dalla sua alleanza con le altre forze dell’Unione. Esso è dipeso anche, in buona parte, dalle deludenti performance del centrodestra. Diventa così ancor più essenziale fornire oggi buone prove di governo locale, se non si vuole tradire la fiducia che gli elettori hanno voluto accordare a questa amministrazione. Altrimenti si darà adito a quei sentimenti di antipolitica che preludono al qualunquismo e si lascerà spazio a chi pensa che tanto, destra e sinistra, pari sono. Per noi non è così, e rivendichiamo quel primato politico della sinistra che è testimoniato proprio dalla storia e dalla civiltà di una città come Bologna.

1. Le ragioni del Centro d’Iniziativa "Bologna Formidabile"

La nascita di questo Centro d’Iniziativa si aggancia direttamente alle intenzioni che furono enunciate durante la campagna elettorale, cui non hanno fatto seguito quelle scelte e quei fatti che tutti aspettavamo. I ritardi nell’attuazione politica del programma sottoscritto con i cittadini-elettori da questa amministrazione impongono una prima serie di riflessioni. Occorre comprendere le ragioni che hanno frustrato quel desiderio di riscatto della città, dopo gli anni di governo di centrodestra. Queste ragioni noi le raggruppiamo nei punti seguenti. Risultano evidenti le difficoltà di rapporto interistituzionale, laddove tutti i problemi della città richiederebbero invece, tanto a livello di Città metropolitana quanto regionale e nazionale, una forte condivisione. La scarsa attenzione dimostrata nei confronti delle migliori risorse presenti all’interno della "macchina comunale" ha avuto una ricaduta negativa sull’attuazione programmatica. Queste risorse, anziché essere valorizzate, sono state in molti casi frustrate, accantonate o private di indicazioni programmatiche. Sono state logorate le buone relazioni con importanti categorie economiche e con parte delle rappresentanze sindacali e sono stati "rotti i ponti" con una parte non trascurabile dell’associazionismo, a cominciare da quello sportivo. Quelle forme di partecipazione promesse in campagna elettorale non hanno trovato fino ad oggi una piena attuazione a partire da una riforma in grado di attuare il mancato decentramento amministrativo ai Quartieri. Alla prassi del confronto è stata sostituita quella dell’accentramento e spesso dell’autoreferenzialità. Il Centro d’Iniziativa si propone di aggregare quanti ritengono opportuno approfondire il confronto su questi temi e avanzare precise proposte progettuali. In secondo luogo, si pone l’obiettivo politico di presentare al tavolo dei partiti della coalizione di centrosinistra i risultati che tale confronto saprà produrre. In tal modo intendiamo contribuire, in maniera propositiva, all’elaborazione delle scelte politiche che riguardano il futuro di Bologna. Per tutti noi, la messa in pratica e la costruzione quotidiana di nuove forme di partecipazione dei cittadini, come antidoto all’antipolitica e al disimpegno, restano valori centrali da cui non si può né si deve derogare.

2. La partecipazione, il confronto e la concertazione

Restiamo convinti che la partecipazione, il confronto e la concertazione siano metodi essenziali per rilanciare il governo di Bologna. La nostra città più di altre ha promosso il decentramento come strumento per realizzare maggiore partecipazione alle scelte amministrative. E’ a Bologna che la concertazione è stata adottata come metodologia "normale", ben distinguendola dal consociativismo, che con la concertazione non ha niente a che fare. E’ a Bologna che la crescita e l’affermarsi dell’associazionismo, del cooperativismo e del terzo settore hanno trovato il terreno più fertile, entrando a pieno titolo nella gestione dei servizi, attraverso l’integrazione tra pubblico e privato. Ebbene, proprio Bologna oggi registra una conflittualità latente o manifesta anche frutto di una amministrazione comunale ben poco disponibile alla costruzione di strategie condivise e piuttosto attratta da forme peraltro sterili di decisionismo. L’esperienza politica insegna che, più sono forti le contrapposizioni, minore è la possibilità di applicare strategie che affrontino in modo innovativo e più efficace le questioni irrisolte della città ( basti vedere la mancanza di posti nido per centinaia di famiglie e la difficoltà di altrettante persone di fronte alla non autosufficienza dei propri famigliari).Di conseguenza minore diventa la capacità di realizzare un qualsiasi progetto. Questo sistematico sottrarsi al confronto, che è sempre stato nelle corde della città, è un segnale di allarme su cui è arrivato il momento di cominciare a riflettere seriamente, superata la boa della prima metà del mandato.

3. Il protagonismo sociale non va disperso

La storia di Bologna ci ripropone tanti episodi, in cui le difficoltà furono trasformate in capacità positiva e di miglioramento. Voltandoci indietro a ricordare la storia recente di Bologna, crediamo che interi pezzi di potenziale protagonismo sociale e culturale oggi si possano recuperare. E comunque troviamo sbagliato continuare a ignorarli. Ci pare utile rammentare, ad esempio, le condizioni di conflittualità, incomparabilmente più gravi, come quelle che si erano aperte tra i giovani e le istituzioni nel 1977. L’impegno profuso allora nel costruire "ex novo" politiche non paternalistiche, per recuperare alla città le risorse dei giovani e creare un nuovo dialogo tra la città ed i suoi protagonisti, permise di sanare ferite ben più profonde di quelle, più superficiali, ma non per questo da sottovalutare, che si aprono oggi. Oggi questo impegno o è assente o non produce i risultati necessari a collegare, ad esempio, la città all’insieme di decine di migliaia di giovani che qui vivono e studiano, che formano quasi una città nella città. Proprio i giovani sono oggi i più esclusi da un coinvolgimento con quanto succede alla città e nella città. Manca una volontà di rapportarsi e di dialogare con quella che è, e resta, una delle forze più vive e importanti di Bologna. Vogliamo rinunciare a metterci in relazione con questa straordinaria risorsa? Dovrebbero spaventarci certe reazioni tipiche dell’antagonismo giovanile? No, perché sono ben’altra cosa dalla violenza e dalla eversione. Desideriamo porre anche l’accento sulla necessità di dare spazio al protagonismo delle donne di Bologna. Auspichiamo che il Comune, più che rappresentare esso stesso le istanze dell’intera popolazione femminile, crei condizioni, risorse e spazi affinché la cittadinanza femminile si autorappresenti in tutte le forme possibili, e che si impegni ad associare la politica e la progettualità delle donne alle scelte di governo e di amministrazione.

4. Dov’è la progettualità?

Registriamo con preoccupazione la stasi in cui versano i progetti ai quali si è attribuita grande centralità: dall’istituzione della Città Metropolitana all’ammodernamento del sistema infrastrutturale e viabilistico, dalla mancata offerta di case a canoni contenuti all’assenza di un salto di qualità del Sistema socio-assistenziale di fronte alle nuove emergenze. Questo scarso dinamismo fa emergere la contraddizione di una città medio-piccola, compressa, invece che esaltata, dai problemi di una metropoli. La Fiera e l’Università sono i due esempi più lampanti delle potenzialità che vengono percepiti, al contrario, come problemi. L’immobilismo in cui versa Bologna sta cominciando a produrre disaffezione e sfiducia verso la capacità di ben governare da parte degli amministratori del centro-sinistra. Questa è una responsabilità che qualcuno deve sapersi assumere, per recuperare tempo e buone pratiche amministrative. Mentre in molte città d’Europa, in sede di pianificazione culturale, sociale e commerciale, si adottano piani strategici partecipati e condivisi, la nostra opinione è che ci si trovi di fronte ad una sommatoria di progetti. Particolarmente conflittuale risulta poi il rigore sanzionatorio, ad esempio in tema di pubblici esercizi (dehors) o di mobilità (Sirio+Rita), quando esso è disgiunto da una progettualità complessiva in grado di affrontare e risolvere i problemi. Tra le carenze di progettualità che invece la città fortemente richiede, segnaliamo anche il tema della legalità, esibito sulle pagine dei giornali ma non seguito da concrete misure. Non sono aumentate in questi ultimi anni nè la sicurezza effettiva nè tantomeno quella percepita. Questo è un problema affrontato anche con drammaticità ma sempre con grande partecipazione, in molte altre importanti città italiane, ma non a Bologna.

5. Senso di appartenenza e identità

Bologna è avviata verso un processo che rischia di farle perdere l’identità di luogo vivibile, rispettoso dell’ambiente, tollerante e aperto all’arte e alla cultura. Possiamo comprendere le condizioni di grande difficoltà che molte amministrazioni pubbliche stanno vivendo, in ragione delle mutate condizioni finanziarie connesse col federalismo e col decentramento finanziario e fiscale. Così come comprendiamo la fatica che deriva dall’eredità pesante lasciata dai governi di centro destra, sia nel paese che a Bologna. Ma queste ragioni non possono diventare un alibi per depotenziare gli interventi della politica e mettere a rischio una qualità adeguata dei servizi. Questa condizione di disagio ci spinge e ci incoraggia a dire che ancor di più va ricercato un patto tra la Città e le Istituzioni che la governano. Ora più che mai è urgente innescare processi virtuosi, capaci di accettare e comprendere i mutamenti sociali in atto, facendo ricorso alla partecipazione di tutte le risorse sociali e culturali, oltre che di quelle puramente finanziarie, rilanciando un forte senso di appartenenza. Riscrivere un patto con la città significa aprire una campagna di reciproco ascolto e di costante frequentazione, significa ricostruire un sistema di partecipazione con regole precise e scevre da ogni pregiudizio.

6. Rilanciare la politica

Molto sentita è oggi, non solo a Bologna, l’esigenza di rinnovamento e di adeguamento progettuale della politica. Il nostro Centro d’Iniziativa si propone di contribuire a tale rinnovamento, avviando fin da subito un largo dibattito sulle priorità politiche richiamate in precedenza, sulla partecipazione e le strategie urbanistiche, e su alcune emergenze sulle quali ci confronteremo con la modalità dell’istruttoria pubblica: nuove emergenze sociali (invecchiamento della popolazione e politiche correlate, immigrazione e inclusione sociale, carenza di servizi educativi per la prima infanzia e per l’adolescenza). emergenze ambientali (applicazione del protocollo di Kyoto, risparmio energetico e lotta alle varie forme di inquinamento); mutamenti dell’economia e dei mercati (infrastrutture per lo sviluppo economico sostenibile, marketing territoriale, snellimento burocratico, accordi tra imprese/enti locali e università/istituti di ricerca); Bologna deve ritornare ad essere un luogo dove confrontarsi e sperimentare non venga considerato un "disturbo al manovratore". Occorrono nuove condizioni in cui cittadini, corpi intermedi e rappresentanti delle Istituzioni si trovino attorno a tavoli comuni di dialogo. In altre parole, c’è bisogno di politica. Politica: quella a cui ha fatto riferimento in modo autorevole ed efficace il Presidente della Repubblica. Quella che definisce progetti collettivi e non individualismi. Quella che muovendosi al servizio del bene comune e attraverso una molteplice espressione di voci e di istanze arricchisce infinitamente le decisioni assunte. Chi sostiene la tesi che la partecipazione sia un costo sociale troppo elevato, sbaglia. Il vero costo elevato è quello che si dovrà pagare per recuperare la partecipazione. Ed il prezzo più pesante potrebbe essere quello di riconsegnare in questo modo Bologna al centrodestra. Le scorciatoie tecnicistiche, il tentativo di spacciare per politica tatticismi lasciano oggi il tempo che trovano, ma soprattutto lasciano "soli al comando" i rappresentanti delle istituzioni, svuotandone sia il ruolo che il carisma. Politica civile, propositiva e coraggiosa. Riformista, quindi. Indispensabile tanto più, se si vogliono costruire partiti riformisti veramente all’altezza delle esigenze, tanto del Paese quanto di Bologna. Noi desideriamo contribuire, per la nostra parte, ad avviare un processo virtuoso che dia soluzione ai problemi più urgenti prima della fine di questo mandato, e soprattutto che rilanci una progettualità di lungo respiro, in grado di riposizionare Bologna nel contesto italiano ed europeo. Per questo puntiamo al massimo per Bologna e chiediamo di lavorare per una Bologna Formidabile. Aprile 2007

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Quando Bertinotti fu fischiato nei giorni scorsi se ne uscì con una frase da gran signore, e da vero democratico: "Fare politica non è andare ai pranzi di gala. A volte si prendono anche i fischi". Ed erano fischi dolorosi, perchè venivano da ragazzi della sua area politica. Invece a Cofferati i fischi danno ai nervi. Lui alza il telefono, chiama tutti quelli che conosce, Fassino incluso, e fa sgridare quelli che fischiano. Peccato invece che i Merighi, i De Maria, i Montanari e i Fassino hanno perso un'occasione per ringraziare la Bartolini, che sta facendo verso Cofferati quel lavoro sporco che avrebbero dovuto fare loro. Ma loro non se ne erano accorti che Bologna è un motore che sta girando in folle. Per loro è tutto a posto. Dopo essersi dimenticati che fu proprio la Bartolini a rendersi disponibile ad andare allo sbaraglio nel '99, in un clima in cui NESSUNO, nè La Forgia, nè Zani, nè altri, ebbero le palle di esporsi e di andare al massacro annunciato, oggi questi brillanti dirigenti DS non arrivano neppure a capire che devono ringraziarla ancor più per essersi assunta anche questa responsabilità, che nessuno ha il fegato di prendersi. Cioè spiegare a Sergio che non è stato chiamato qui per farsi i cazzi suoi (dice che "si è reso disponibile...", e questo secondo lui dovrebbe bastarci) ma per governare una città. Se ne è capace, e dovrebbe esserlo visto il curriculum, è arrivato il momento di dimostrarlo. Credo che nessun bolognese attaccato alle sorti della sua città possa onestamente dire che Bologna stia attraversando un momento splendido. E visto che nessuno, che non sia di Forza Italia o di AN, vuole dirlo al caro Sergio, brava Bartolini e bravi quelli che stanno con lei. Il giorno in cui Sergio abbasserà la cresta, si rimboccherà le maniche, smetterà di fare Tex Willer e si metterà a lavorare per Bologna, c'è da scommettere che i Merighi e i Montanari diranno che è stato merito loro.

Anonimo ha detto...

Fassino che esprime "solidarietà" a Cofferati è il massimo, ed anche la paura che i "formidabili" possano indebolire la sinistra mi sembra un altro retaggio di centralismo democratico. Questi signori vogliono davvero esportare queste logiche nel partito democratico? Ma lì troveranno dei veri ex democristiani, con cui sarà bello scornarsi allegramente. Del resto l'abbiamo già visto con i DICO quanto potrà durare il partito democratico... Tornando a Bologna, c'è solo da sperare che questi Formidabili riescano davvero a riaprire quel dibattito con la città che il Cinese ha addormentato. La politica fatta dalle segreterie di partito sta toccando il livello più basso dal doipoguerra a questa parte e non resta che sperare negli amministratori capaci e per bene, svincolati dai poteri oscuri di chi spartisce poltrone nelle segreterie di partito.

Anonimo ha detto...

Mi chiedo le ragioni di questa alzata di scudi contro un centro di iniziativa politica, che vuole mettere il dito in alcune cose che presentano problemi e che vuol dire la sua. Che cosa scuote tanto le coscienze dei massimi dirigenti nazionali(!) e non? Sanno benissimo che non serve eludere le domande o i problemi, perchè questi non presentino alla fine il conto: non è meglio parlarne e smettere di lanciare insulti ed "anatremi"? Forse c'è qualcosa che mi sfugge perchè non sono abbastanza "politica"? O è al solito tutta colpa dei giornali....
Bologna è una città agonizzante, perennemente alle prese con gli stessi problemi, senza che si vedano prospettive: è ora di ripensare tutto, anche rimettendo in discussione scelte difese a spada tratta per decenni. Il centro storico sta sempre più svuotandosi, diventando un posto dove è difficile vivere.
Cofferati forse non se ne rende conto. O non vuole rendersi conto. Io sinceramente mi aspettavo molto da lui: quello che sta facendo adesso lo poteva fare chiunque.

Anonimo ha detto...

In bocca al lupo ai formidabili e alla loro modestia!
6 punti.
6! Che nella numerologia ha un enorme significato, ovvero: 6... la sufficenza

Anonimo ha detto...

Vorrei ringraziare la signora Bartolini per il coraggio che avuto nel esternare il disappunto che cova in citta' verso l'attuale amministrazione comunale. Penso che molti autorevoli dirigenti della colazione pensano esattamente lo stesso ma per opportunita' politca stanno zitti. Leggendo la stampa odierna non mi pare che il gruppo della signora Bartolini abbia usato toni aggressivi e offensivi nei confronti del Sindaco Cofferati , anzi vi posso assicurare che le cose che si sentono in giro per la citta' di Bologna sono ben'altri. Un esempio per tutti consiglio agli autorevole dirigenti dei DS in testa il segretario nazionale Piero Fassino, il segretario Montanari e De maria a farsi un giro presso i centri sportivi per sentire cosa pensa " la gente normale".

Anonimo ha detto...

Condivido in pieno quanto scritto; amo questa città che sta precipitando nella prospettiva di diventare una milano dei poveri e ritengo che la Bartolini abbia mostrato molto coraggio, nonchè un pò di follia che l'ha sempre contraddistinta da che la conosco. Ma io stimo chi sa rischiare ed esporsi.
Per quel che riguarda il cinese, beh, non gliene frega nulla di Bologna.
A San Giovanni Persiceto dopo che si dimise da segretario CGIL, disse che mai e poi mai avrebbe fatto politica. E già lì dimostrò la sua coerenza. Che gli mancava il Pirellone.....E' anche vero che "gli uomini duri" non guardano in faccia a nessuno! Quella sera scommisi una pizza, che vinsi... Ma, dico io, ora che ha fatto carriera politica a Bologna, non potrebbe accontentare la sua nostalgia?

Anonimo ha detto...

Mi chiedo come mai questo documento sottoscritto da 32 persone abbia scatenato tutte queste polemiche. Si è dovuto scomodare perfino il segretario nazionale Piero Fassino. La mia domanda e' se tutto va bene come mai tutte queste spropositate reazioni. Io penso che tutti questi signori che si sono scagliati contro questo piccolo gruppo di persone, pensi esattamente lo stesso ossia che a Bologna Cofferati non sa amministrare, ma per paura molti stanno muti. Complimenti dunque ai firmatari per il coraggio che hanno avuto ad esternare il loro disappunto. Alberto un elettore pentito

Anonimo ha detto...

DAL 1912 AD OGGI SILVIA BARTOLINI E' STATA LA SOLA CANDIDATA DI SINISTRA AD ESSERE SCONFITTA ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE!
AVREBBE DOVUTO RITIRARSI DALLA VITA POLITICA! GRAZIE COFFERATI PER AVERCI FATTO RIVINCERE A BOLOGNA

Anonimo ha detto...

perchè non pubblicate l'elenco dei firmatari?

Instant Karma ha detto...

"Dall’urbanistica al decentramento amministrativo, dalla gestione dei servizi di pubblica utilità al welfare e alle politiche per l’inclusione sociale, dalla pianificazione delle infrastrutture alle diverse forme di promozione per lo sviluppo dell’economia locale, Bologna ha lasciato un segno".

Vivo a Bologna da circa un anno... ma mi è veramente difficile pensare che questa città abbia potuto degenerare nel modo che possiamo constatare quotidianamente solo a causa dell'amministrazione Cofferati.

Sarebbe, oltre che auspicabile, addirittura bello poter leggere di aspiranti amministratori futuri capaci di mettere da parte i soliti fumosi discorsi retorici e che utilizzassero le loro indubbie abilità dialettiche illustrandoci soluzioni concrete a problemi concreti. Per esempio, tanto per cominciare:
Le deiezioni canine di cui sono pieni i marciapiedi della città;
La mancanza di parcheggi che mi costringe a girare anche più di un'ora alla faccia dell'inquinamento;
La mancanza di controlli sulla sicurezza nei posti di lavoro: esistono realtà produttive spaventose da questo punto di vista!

Infine consentitemi di dirvi che "bolognaformidabile" è nome che avrei visto bene per una sezione bolognese di "Forza italia": un nome un po' più serio, no, vero?

armando

Anonimo ha detto...

Bravi!
Abbiamo fatto un sondaggio su di Voi, speriamo vi possa essere d'aiuto.

turchia74 ha detto...

Bologna è una città che si è addormentata sulla sua fama di città paciosa, democratica e tollerante e ciò è andato bene fino a 10/15 anni fa.
Poi tutto è cambiato, ed il cambiamento è avvenuto lentamente, mano a mano che la sua classe dirigente ha smesso di essere disponibile, creativa e soprattutto ha cominciato a pensare più agli affari che alla città.
Noi , cosidetti cittadini partecipanti, abbiamo cominciato a capire che la famosa città a misura d'uomo, per cui arrivavano da tutt'italia a conoscere questo incredibile fenomeno dovuto al buon governo e al grande senso civico dei bolognesi, stava progressivamente scomparendo. Ma i nostri amministratori no. Avevano altro a cui pensare, alle faide interne ai partiti, o ai vari interessi, e la famosa coop sei tu non ne è stata affatto estranea.
L'università ha iniziato a mangiarsi progressivamente gran parte della città e nessuno ha saputo o voluto regolamentarla, anche a causa dell'enorme giro d'affari a partire dagli affitti in nero e, come si sa, i piccoli proprietari votano ma gli studenti no, almeno la parte che è fuori sede.
Nessuno ha avuto io coraggio di osare, di uscire dagli schemi, perchè mettere in discussione l'ordine costutito, soprattutto se economico, è sempre un pò rivoluzionario, o perlomeno dirompente, e questa città che fu papalina, come diceva guccini, non se lo poteva permettere.
ma ciò non è vero, perchè questa è la città di coloro che sono morti per inseguire un sogno, quello di un paese democratico, intraprendente e solidale, quello per cui la città siamo noi e non altri, quello dei campanili/quartieri di dossetti e dozza, quello della partecipazione e nessuno lo potrà cancellare dal nostro dna, neppure le ottusità dei nostri cosidetti dirigenti politici, che continuano a non capire e si accaniscono contro chi ha osato alzare il dito per dire che il re è nudo. grazie silvia per averci ridato il sogno!